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Nell’affaire Marrazzo la notizia di oggi è che l’ex-governatore ha smentito dinanzi ai magistrati di essere stato ricattato: cosa che del resto avevamo ventilata. Secondo le parole di Giuseppe D’Avanzo, su “Repubblica” , “Il governatore sostiene di non aver nemmeno compreso di essere vittima di un ricatto”: forma peggio che eufemistica. Chi è vittima di un ricatto lo comprende benissimo: basta pensare a Charles Lindbergh. Nel suo caso si tratta puramente e semplicemente di una smentita.
A tal proposito va detto che, nel caso questa l’accusa di ricatto l’avesse formulata Marrazzo stesso, avendo posto in essere il pericolo che i militari fossero processati per quel reato, ora rischierebbe l’imputazione di calunnia. Speriamo, per amore di Marrazzo, che siano parole inventate dai giornalisti: questi infatti sono talmente incompetenti che alcuni di loro, in questi giorni, hanno spesso distinto ricatto da estorsione, senza sapere che questa è solo il termine tecnico per ricatto.
Molto più interessante è però quest’altra affermazione di D’Avanzo: “Nel video, anche se confusamente, si ascolta Marrazzo implorare i carabinieri di ‘non rovinarlo’, promette loro denaro e favori”. Lingua italiana a parte, non si sa a che punto quelle frasi si sentano “confusamente” o “comprensibilmente”. Né c’è mai da credere a quel giornalista a scatola chiusa: ma facciamo che le parole siano effettivamente quelle e vediamone le conseguenze giuridiche.
Se il governatore non è stato vittima di un ricatto, i casi sono due: o è stato vittima di una rapina, come più volte da lui stesso sostenuto, oppure ha preso lui stesso l’iniziativa di dare quel denaro ai carabinieri, per ottenere che “non lo rovinassero”. Secondo D’Avanzo infatti egli non solo dà quel denaro, ma “promette loro denaro e favori”. Questo come si configura, giuridicamente?
Non è certo una rapina (e sorge di nuovo l’ipotesi della calunnia): s’è mai visto un rapinato che non solo dà tutto quello che ha, ma si premura di promettere dell’altro? E allora?
Probabilmente molto dipende dall’insufficiente cultura giuridica di Marrazzo. Se fosse stato più competente avrebbe saputo che i carabinieri non potevano fargli nulla. Trovandosi lì, e persino sniffando cocaina, non commetteva nessun reato. Invece ha pensato che i carabinieri potessero denunciarlo e per questo, per indurli a non fare il loro dovere, ha cercato di corromperli. Lo ha fatto col denaro che aveva in tasca, poi con gli assegni (nessun ricattatore mai accetterebbe assegni) e infine con le promesse. Questo comportamento, come dettagliatamente esposto in altro articolo (“Il caso Marrazzo”), integrerebbe il reato di cui agli art. 319-321 del Codice Penale: corruzione di pubblico ufficiale per la commissione di un atto contrario ai suoi doveri d’ufficio.
A questo punto, prima di proseguire, si afferma chiaramente che non si sarebbe contenti se Piero fosse perseguito per questo reato. Ha già pagato abbastanza. Ma c’è di più e di meglio: il reato non esiste.
I carabinieri che non hanno denunciato Marrazzo non hanno commesso il reato di omessa denuncia perché a carico di Piero Marrazzo non c’era nessun reato da denunciare. Il politico tentava di corrompere i militari perché in errore sulla propria situazione e, secondo l’art.47 C.p., “L'errore sul fatto che costituisce il reato esclude la punibilità dell'agente”. Inoltre l’art.49 stabilisce che “Non è punibile chi commette un fatto non costituente reato, nella supposizione erronea che esso costituisca reato”. Insomma, più si va avanti, più Marrazzo appare come uno sprovveduto e i carabinieri come degli ingenui o dei semplici profittatori.
L’unico reato che si riesce ad identificare, fino a questo momento, è la possibilità che siano stati i militari a girare il piccolo video. Ma se, come sembra, non sono stati loro, ed è stato qualcuno che si trovava nell’abitazione col consenso degli aventi diritto (cioè senza aver commesso violazione di domicilio), non ci sarebbe nemmeno il reato per la tentata vendita alla Photo Masi. Cosa provata, fra l’altro, dal fatto che Patrizia D’Addario, avendo effettuato una registrazione sonora a casa di Berlusconi (senza esservi autorizzata, ma essendo stata autorizzata ad entrare nella casa), non è stata nemmeno indagata dalla magistratura.
Ci sono momenti in cui il diritto penale diviene letteralmente spassoso.
Gianni Pardo, giannipardo@libero.it
3 novembre 2009

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